7 cose che (forse) non sai su Fortunato Depero

Futurista con un passato da simbolista, convinto patriota ma affascinato dall’America, genio infaticabile ma anche attento a seguire le ultime tendenze della comunicazione: la multiforme creatività del Mago di Rovereto incarna alla perfezione un’epoca ricca di contraddizioni ma anche di nuove possibilità espressive.

1 Disegnò davvero di tutto, perfino lapidi
Non c’è campo artistico, tecnica o materiale con cui Fortunato Depero non si sia cimentato. A partire dalla moda e dal design, con le sorprendenti tarsie in panno, i “panciotti futuristi” che disegnò tra il 1923 e il 1924 e che vennero indossati da molti futuristi, fra i quali Filippo Tommaso Marinetti. L’editoria: nel suo primo soggiorno a New York, nel 1928, disegnò le copertine di importanti magazine come Vogue, Vanity Fair e New Yorker.

Una versatilità che Depero dimostrò fin dagli esordi: respinto dall’Accademia di Belle Arti di Vienna, e dopo aver lavorato come decoratore nell’Esposizione Internazionale di Torino del 1911, tornò a Rovereto come apprendista dal marmista Gelsomino Scanagatta. In questo periodo si occupò addirittura di progettare lapidi funebri, scoprendo la sua passione per la scultura.

 

2 Prima che futurista fu simbolista e anche poeta

Una delle prime opere di Depero è il volume Spezzature, pubblicato nel 1913 all’età di 25 anni. Si tratta di una raccolta di poesie, liriche e pensieri illustrati con disegni dalla chiara impronta simbolista, influenzata dagli artisti del Nord Europa.

Ma fu proprio nel dicembre di quell’anno che si recò a Roma, dove vide per la prima volta una mostra di Umberto Boccioni e poi conobbe Balla, Cangiullo e Marinetti. Sarà l’epoca della sua svolta verso il futurismo.

 

3 “Debuttò” durante la Prima Guerra Mondiale
La prima mostra ufficiale di Depero avvenne in un periodo non proprio felice. Fedele all’interventismo futurista, infatti, l’artista si era arruolato volontario nel maggio 1915 solo per venire congedato pochi mesi dopo per via della sua salute cagionevole.

Tornò allora a Roma, dove lavorò alla sua prima personale che debuttò nel marzo 1916, esponendo 200 opere tra dipinti, collage, bozzetti teatrali e costruzioni plastiche.

 

4 Collaborò con Picasso e i Balletti russi

Nell’autunno 1916 entrò in contatto con Sergej Djagilev, il fondatore della compagnia dei Ballets Russes. A Depero venne assegnata la realizzazione dei costumi per il balletto Le chant du rossignol di Stravinskij, per cui realizzò abiti estremamente complessi. Secondo lo stesso Depero “fu strabiliante sorpresa, da impazzire di giubilo, quando il primo ballerino della troupe dei balli russi, Leonide Massine, provò davanti allo specchio i primi due costumi, poiché si videro gli atteggiamenti incantevoli, la mimica stupefacente d’uomini plastici di un nuovo mondo”.

Tramite quelle frequentazioni Depero incontrò anche Pablo Picasso, dal quale forse derivò la vocazione robotica e quasi cubista dei personaggi dei suoi Balli Plastici.

 

5 Fu l’unico futurista a fondare un proprio museo

Verso la fine della sua vita e grazie anche al sostegno del Comune di Rovereto, Depero progettò una sorta di opera d’arte totale che divenne il suo personale museo. Fu acquisito poi nel 1989 dal neonato Museo d’Arte Contemporanea di Rovereto e Trento, per diventarne uno dei nuclei principali.

 

6 Progettò un libro imbullonato
Nel 1927, in collaborazione con l’amico editore Fedele Azari, Depero pubblicò il volume Depero Futurista, meglio conosciuto come Libro imbullonato, un oggetto artistico di chiara matrice avanguardista che metteva assieme grandi innovazioni di grafica e tipografia, e rappresenta anche uno dei più precoci casi di autopromozione.

Qualche anno più tardi iniziò a progettare un altro volume, New York. Film vissuto, che doveva essere un “libro parolibero sonoro”; attraverso parole in libertà, ritagli di giornali, fotografie e perfino la registrazione della sua stessa voce, avrebbe dovuto riassumere le sue impressioni newyorchesi. Il progetto non fu mai però portato a termine per evidenti difficoltà tecniche.

 

7 Fu “Art director” della Campari

Se fosse vissuto oggi, Depero avrebbe probabilmente scritto sul biglietto da visita “Art director”. Realizzò infatti numerose locandine per mostre, manifesti e réclame per aziende. All’inizio degli anni Venti entrò in contatto con Davide Campari, il quale aveva capito che oltre alla qualità del prodotto per affermarsi aveva bisogno di un’immediata riconoscibilità: l’artista studiò loghi e manifesti colorati e stupefacenti, che attirassero subito l’attenzione dei consumatori.


Nel 1932 disegnò anche l’iconica bottiglietta a forma di calice rovesciato, confermandosi un precursore del marketing e del branding come li conosciamo oggi.