La TV e il mercato, la linea verde e la linea gialla

Alla fine degli anni Sessanta la protesta dei giovani Beat esce dal buio delle cantine, è alla radio, è in TV, è sul palco di Sanremo. Per un brevissimo momento sembra quasi che possa accadere davvero: l’arte è finalmente di tutti, la musica è popolare e racconta la vita vera. Ma tutto finisce con un colpo di una pistola.

Al Festival di Sanremo del 1966 partecipano per la prima volta anche i gruppi Beat. Ma i tecnici Rai, abituati alle sonorità delle orchestre, non sono in grado di amplificare gli strumenti delle band che vengono automaticamente penalizzate.

Da questo episodio nasce il “Manifesto della musica nuova” che porta avanti una protesta intransigente nei confronti del vecchio sistema cultuale e tra le altre cose dichiara ”il nostro modo di intendere la musica è anche il nostro modo di vivere”. La canzone simbolo di questo spirito di ribellione è Che colpa abbiamo noi dei The Rokes, considerata da molti critici la prima vera canzone di protesta nella musica pop italiana.

“Vediamo un mondo vecchio che ci sta crollando addosso ormai. Ma che colpa abbiamo noi”

In tutta risposta nasce la Linea Verde, un gruppo di artisti che sostengono invece la necessità di toni meno impegnati nei testi delle canzoni, proponendo melodie ritmate, ballabili e orecchiabili. Infine, in contrapposizione alla Linea verde, viene creata la Linea gialla che ribadisce la necessità di una musica veramente “popolare” che rispecchi nei contenuti la vita vera. Uno dei firmatari della Linea Verde è Luigi Tenco.

Dopo un lungo anno di botta e risposta tra le diverse correnti di pensiero si arriva al famoso Sanremo del 1967. Tenco si presenta in coppia con Dalidà e canta Ciao amore ciao. Il testo della canzone è fortemente realista, parla di un emigrante che parte per l’America per sfuggire alla povertà, ma non riesce vivere in un mondo nuovo che non capisce. La canzone viene scartata e non arriva in finale.

Il 27 gennaio del 1967 Luigi Tenco  si spara un colpo di pistola in una camera dell’hotel Savoy di Sanremo. Nella stanza viene trovato un biglietto:

« Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi. »

Gianni Ruffi, Intervallo, 1965, legno, ferro, vinilici, foto di Aurelio Amendola

La notizia della tragica morte di Tenco è subito diffusa in tutta Italia dalla televisione e dai cinegiornali. Nonostante questo il Festival di San Remo non si ferma. Vincono la XVII edizione Iva Zanicchi e Claudio Villa con il brano Non pensare a me. Dall’anno successivo i testi delle canzoni torneranno ad essere quei testi leggeri e non provocatori che ancora oggi sentiamo.

All’ottavo posto della classifica di ITALIA POP c’è la canzone Ciao Amore, ciao di Luigi Tenco. Nata come canzone antimilitarista, poi rimaneggiata nel testo per passare la rigida censura di Sanremo, è sicuramente una delle più famose del cantautore genovese. Ne esistono diverse versioni che variano sia nel testo delle strofe che nel titolo.


La Hit Parade di ITALIA POP

Quali canzoni sanno cogliere lo spirito degli anni del Boom? Una Classifica per raccontare la mostra Italia Pop con i suoi miti, le sue icone e le sue contraddizioni: le dive del Piper Club, la contestazione giovanile, il carosello, la lotta operaia, i beat e i musicarelli. Una scalata dal decimo posto alla prima posizione in un crescendo vorticoso che vede rincorrersi Mina e Giorgio Gaslini, Luigi Tenco e i Rolling Stones. Chi si guadagnerà la vetta della classifica?