BIOGRAFIA
Rembrandt van Rijn (Leyda 1606 - Leyda 1669)
Di formazione umanistica, Rembrandt lascia gli studi nel 1620 per dedicarsi alle discipline artistiche ed entra nella bottega del pittore Jacob Isaaksz Van Swanenburg, che con le conoscenze tecniche poteva suggerirgli alcune nozioni compositive derivate da una esperienza diretta della pittura italiana. Nel 1624 ad Amsterdam inizia a frequentare Pieter Lastmann, pittore storico educato in Italia, dove aveva probabilmente incontrato Caravaggio. Dopo qualche mese ritorna a Leyda, e vi apre uno studio autonomo associandosi nel 1626 a Jan Lievens. Nel 1628 accoglie in studio Gerrit Dou, suo primo allievo, e inizia l'attività d'incisore, trovando a Leyda, grande centro editoriale, un terreno favorevole. Dai due ritratti della madre, agli autoritratti, alle scene di vita familiare, agli episodi storici e biblici, tutto entra nella pittura come nelle acqueforti di Rembrandt. A partire dal 1630, la sua fama si consolida, così che nel 1631 si trasferisce nella più grande e ricca Amsterdam, dopo essere entrato in rapporti con il mercante d'arte Henrich Van Uylenburgh, che gli commissiona numerosi ritratti; nel 1632 dipinge la Lezione di anatomia, ora all'Aja, quadro di sorprendente modernità. Sempre più intensa è la sua attività di ritrattista. Nel 1634 sposa Saskia Van Uylenburgh, cugina del suo mercante, dotata di beni che gli consentono di migliorare la posizione sociale, di acquistare una casa più grande che nel tempo arreda con mobili, oggetti, stoffe preziose, armi e gioielli. Nello stesso 1634 riceve dal principe Francesco Enrico d'Orange la commissione per tre scene della Passione di Cristo, l'Ascensione, la Deposizione nel sepolcro e la Resurrezione: sono opere di grande drammaticità, contraltare evangelico dei temi biblici, come il Sansone accecato dai Filistei, il Festino di Baltassar, Ozia colpito da lebbra, o dei soggetti mondani, come i Ritratti di Saskia, l'Allegra coppia e gli intermittenti Autoritratti. In queste opere lo splendore della materia, che accende gioielli, stoffe, turbanti e rende viva e tremante la carne, sembra contrapporsi alla pittura più terrosa, cupa e chiaroscurale delle tele con gli episodi della Passione di Cristo, purificati di ogni residuo mondano e anche dei più piccolo riferimento al benessere materiale, resi totalmente spirituali. Del 1637 sono la Parabola del vignaiuolo e la Susanna al bagno, trasformata in una donna più infreddolita che impaurita. Del 1638 il Convito nuziale di Sansone e alcuni paesaggi puri. Sono questi gli anni in cui al successo e alle fortunate condizioni economiche si contrappongono dolorose vicende familiari. Tra il 1638 e il 1641 gli muoiono tre figli appena nati. Nel 1640 gli muore la madre, nel 1642 la moglie, stremata dopo la nascita dell'unico figlio sopravvissuto, Tito.
Nel 1639 Rembrandt aveva visto passare all'asta del mercante Luca von Uffelend il Ritratto di Baldassarre Castiglione di Raffaello, ora al Louvre. Non potendolo acquistare, Rembrandt ne trae ispirazione per un celebre Autoritratto “appoggiato a un parapetto di pietra”, quasi in provocatoria competizione con il modello, per un'altissima coscienza di sé che lo porta a una esecuzione accuratissima nella resa del mantello e dei capelli. É anche, questa, una prova della sostanziale omologia del linguaggio grafico e del linguaggio pittorico di Rembrandt, che sempre più si accentua negli anni, così che nel 1641, quando già l'artista è al lavoro per la Ronda di notte, licenziata l'anno successivo, è ricordato nell'edizione tedesca della "Piazza universale" di Tommaso Garzoni come uno dei più grandi incisori del tempo, a fianco di Jacques Callot, mentre è ignorato nel capitolo sui pittori. Certo anche soltanto nell'attività grafica Rembrandt va ben oltre l'indagine sociale di Callot, attento soprattutto alla miseria e alle deformazioni fisiche dei suoi mendicanti, per una più ampia partecipazione umana che non conosce limiti di classe e trasforma anche la miseria in necessità storica. La Ronda di notte, commissionata dalla gilda degli archibugeri, è la più alta prova di questa concezione che antepone l'uomo, le sue azioni e le sue emozioni, la sua verità, a ogni distinzione di titolo o di rango, in quella scena, di cui ognuno è protagonista, che è la vita. Eppure attraverso questa assoluta verità Rembrandt rappresenta la prima grande epopea borghese, mentre ancora nelle incisioni si affatica su temi religiosi come la Morte della Vergine, la Madonna con il Bambino fra le nuvole, o biblici, come il Trionfo di Mardocheo. Morta Saskia, Rembrandt resta in balía della governante Geertije Dirks, vedova, che nel 1648, dopo aver litigato con il pittore, lo citerà per rottura di promessa di matrimonio, creando imbarazzi a Rembrandt sulla destinazione dei beni e dei gioielli di Saskia, che dovevano spettare al figlio Tito. Risolta la vertenza con una condanna della donna (ma non mancheranno altri strascichi), nel 1649 Rembrandt stringe una relazione che durerà a lungo con Hendrickje Stoffels, una giovane già da qualche anno al suo servizio. Da lei, pur non sposandola, per evitare l'annullamento dell'eredità della prima moglie che lo vincolava a non contrarre nuove nozze, avrà nel 1654 una figlia, Cornelia. In questi anni della piena maturità, pur non avendo più commissioni ufficiali, Rembrandt dipinge alcune delle sue opere più celebri, come il Bue macellato, Cristo e l'adultera, Danae, oltre ad alcuni formidabili Ritratti, mentre sul fronte dell'incisione lascia opere come i Tre alberi, il Maiale, la Famiglia contadina in cammino, i Giovani uomini al bagno, Tobia cieco, il Notturno della sera dell'Epifania e naturalmente Ritratti e Autoritratti. Del 1652 è l'incisione nota come il Dottor Faust, visionaria variazione sul tema, tante volte affrontato, dello studioso in meditazione nello studio, a lume di candela. L'apparizione richiama quella, con ben altra ambientazione, del Festino di Baltassar, interrotto da una luce di folgore, entro la quale una mano scrive e insieme indica l'ammonizione del Signore. Ma il vero corrispondente pittorico del Faust è l'Aristotele che contempla il busto di Omero, probabilmente dello stesso anno, dove la spirituale contemplazione del sapere dà un volto al simbolo indefinito, ma allusivo della superiore conoscenza divina, cui mira Faust. Il 1653 è anche l'anno della grave crisi finanziaria nella quale Rembrandt si riduce per il troppo desiderio di collezionare opere d'arte e oggetti preziosi, per i quali non sono sufficienti i pur notevoli guadagni. Tra prestiti e debiti si insinua anche la denuncia di concubinaggio da parte della Corte Ecclesiastica. Frattanto la sempre coerente ricerca pittorica, che tocca straordinari effetti luministici e materici, fa diradare le commissioni, non rinunciando Rembrandt ai suoi valori ideali, anche di fronte alla miseria. Sono gli anni in cui i suoi beni, di cui conosciamo il ricco inventario, sono posti all'asta in tre soluzioni, nella taverna "De Keysers Kroon": nel dicembre del 1657 i dipinti, nel febbraio del 1658 la casa, i mobili, gli oggetti, nel settembre dello stesso anno i disegni e le incisioni. Ma sono quelli anche gli anni della patetica Betsabea, della tragica Lezione di anatomia del dottor Deyman, della Giovane che si bagna in un ruscello, con gesto umanissimo che avrebbe emozionato fino all'ossessione Soutine, del Giacobbe che benedice i figli di Giuseppe con un rito di commovente umanità, del Ritratto di Tito che studia, con lo sguardo estatico, e poi di Tito che legge e ancora di Tito nelle diverse fasi dell'evoluzione dall'adolescenza alla giovinezza, del Ritratto di Catrina Hooghsaet, del Ritratto di Hendricke, prima appoggiata alla finestra tra stanchezza e sensualità, poi in aulica e teatrale veste di Flora, del potente Autoritratto con bastone, senza chinare la testa dopo la perdita di tutto, in olimpico pendant ideale con la regale Giunone. Fra le incisioni restano memorabili il Mezzo nudo femminile accanto a una stufa, un grande noir per un desolato abbandono domestico, il Nudo femminile coricato visto di spalle, detto anche Donna negra coricata, in un profondo sonno. Queste nudità femminili sono tappe di una ricerca giunta ai nodi essenziali dell'umano, ai problemi ultimi della vita e della morte. Nel 1660 abbandona definitivamente la casa al nuovo proprietario che l'ha acquisita all'asta, e si ritira con Tito e la compagna in una modesta casa nel quartiere popolare del Jordaan. Spoglio dei suoi ornamenti borghesi si ritrae in quell'anno di fronte al cavalletto, vivace anche senza potere. Su quel cavalletto si poseranno ancora opere come la Negazione di Pietro, e il Giuramento dei Batavi, di cupa e quasi infernale luminosità, ma anche composizioni più classiche e composte come i Sindaci dei drappieri, uomini di torva e animalesca protervia nella difesa dei propri interessi corporativi, o come i complementari San Matteo e l'angelo e Due negri. Con la povertà dell'artista non diminuisce la stima dei competenti, che ne celebrano, come Guercino, la grandezza sia come pittore che come incisore. Nel 1662 dipinge per don Antonio Ruffo un Omero che il committente respinge giudicandolo non finito, tale è il punto di dissoluzione delle forme cui, come Tiziano vecchio, è giunto il pittore. Gli ultimi anni sono forse per i più alti capolavori, vibranti per tocco e per sensibilità umana: la Sposa ebrea, la Lucrezia, il Ritratto di famiglia, il Ritorno del figliuol prodigo, il Simeone col Bambino Gesù, il Ritratto di Signora con ventaglio di piume di struzzo e il Ritratto d'uomo con cappello alto e guanti, i quali ultimi sembrano sintetizzare tutta la ricerca di un Fra' Galgario. Ma il suo testamento era già nell'immagine allucinata e nevrotica di Tito con grande berretto, pallido, come un fantasma, un sopravvissuto. E già dalla parte della morte è l'ultimo Autoritratto, dove Rembrandt ci appare ridente, quasi folle, mentre nell'angolo in alto si affaccia appena un volto di profilo, da taluni identificato con il busto di Eraclito. È l'ultima apparizione, quella della morte. |