L’intellettuale solitario nella Villa dei Capolavori

Professore, mecenate d’arte, musicologo, letterato, Luigi Magnani era noto per il suo animo gentile e colto ma allo stesso tempo schivo, tanto da poter essere definito come un vero e proprio intellettuale solitario, una figura con illustri antecedenti in ambito artistico e culturale.

Sono stati intellettuali solitari personaggi come Leopardi, Goethe e tanti altri; un’inclinazione che non si esaurisce nel passato, ma che si sublima nel Novecento proprio in Luigi Magnani, come anche in uno degli artisti da lui più amati, Giorgio Morandi.

Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia (particolare), 1818

Romanticismo e solitudine

La figura dell’intellettuale solitario ha origini nel periodo del Romanticismo, un movimento artistico, musicale e letterario formatosi in Germania alla fine del XVIII secolo. Questa corrente culturale si configura con un’aspirazione all’assoluto e all’infinito. L’umanità cerca di cogliere l’anima delle cose per fondersi con la natura e la storia. Attraverso l’arte, la natura, l’essere umano vive in funzione di un processo di auto miglioramento dello spirito che immane alla realtà.

Il quadro più rappresentativo di questa corrente è Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich, datato 1818. In questo quadro, il protagonista si staglia in controluce su un precipizio roccioso, è solo circondato dalla nebbia, ammira un paesaggio nuvoloso dal quale emergono delle audaci cime e una timida vegetazione. Il viandante è il fulcro spirituale del quadro. La figura, contemplando il paesaggio, tende all’infinito, verso Dio; egli non è sovrastato dalla contemplazione, si unisce al divino ma è prigioniero di una struggente malinconia e dei suoi pensieri.  

Così è come si vedeva anche Luigi Magnani, anch’egli come l’intellettuale solitario di Friedrich era alla ricerca dell’assoluto e di un dialogo con esso, una ricerca che si è tramutata materialmente nella sua collezione, che riflette la sua energia meditativa.

La solitudine di Magnani

Magnani aveva un rapporto molto intimo con i suoi quadri. Li ricercava accanitamente, li corteggiava e il contemplava in silenziosa solitudine, da vero intellettuale.

Pur frequentando un circolo culturale molto vasto, Magnani era una persona discreta cui l’ostentazione non si addiceva, era estremamente riservato e selettivo nelle sue amicizie.

Giorgio Morandi, Autoritratto, 1925

Prediligeva una contemplazione solitaria, infatti non frequentava mostre, antiquari o aste, e detestava definirsi un collezionista. Come il Viandante di Friedrich, la contemplazione dell’opera avveniva in solitudine, solo in questo modo poteva la sua anima poteva innalzarsi verso il sublime.

Consentiva la visita alla sua collezioni agli studiosi, negandola ai curiosi, che disprezzava profondamente; infatti solo a pochi ospiti era consentito di ammirare le meraviglie della sua dimora. La villa stessa riflette il desiderio di solitudine, una villa nella placida corte di Mamiano di Traversetolo, un luogo di eterna e fragile bellezza, quasi il suo alter ego.

Luigi Magnani e Luis de Borbòn, due anime esiliate

Prima che in Germania si sviluppasse la corrente del Romanticismo, in Spagna era già stato anticipato da uno dei più grandi artisti spagnoli, Francisco Goya.

Il quadro La famiglia dell’Infante don Luis, realizzato poco prima che scoppiasse la Rivoluzione francese, racconta la storia di Don Luis de Borbón, fratello del re di Spagna.

Francisco Goya y Lucientes, La famiglia dell’Infante Don Luis, 1783 – 1784

Quando Magnani acquistò questo gioiello, era sicuro che racchiudesse mistero e sofferenza.

Come Magnani, Luis era un uomo colto, appassionato di musica e di pittura, un uomo estremamente sofisticato, un vero e proprio intellettuale solitario costretto all’esilio. Per sposare la sua amata Maria Teresa Vallabriga, Don Luis decise di auto esiliarsi, di rinunciare ai titoli e alla dignità ecclesiastica. Si allontanò da Madrid e dalle residenze reali perché la moglie non poteva beneficiare dei diritti di un Infante di Spagna a causa del suo rango inferiore.  

Goya coglie questo struggimento interiore e lo traspone sulla tela. Al calar della sera, Don Luis chiama tutti intorno a sé e alla moglie, i figli, i cortigiani e il musicista. La protagonista è Maria Teresa, luminosa al centro del quadro. Don Luis cerca di ridarle ciò che le è stato negato, una corte e gli agi di una vita regale.

Don Luis siede a sinistra, dinanzi al pittore, anche lui presente nel quadro mentre dipinge, formando un’ombra sulla tela bianca, un quadro nel quadro.

Ognuno dei presenti sembra sorpreso da qualche accadimento interiore, da dei presagi funesti; sono vivi in questo attimo, ma la morte è già annunciata. Anche Luigi Magnani, nel suo ritiro nella Villa di Mamiano si deve essere identificato più volte nella figura solitaria di Don Luis. Non è un caso che questo dipinto sia arrivato alla Corte di Mamiano, Magnani lo stava aspettando, era pronto a riprendere la solitudine di Don Luis e a riaffrontarla.

Giorgio Morandi, Natura morta, 1936

Due grandi intellettuali solitari moderni, Luigi Magnani e Giorgio Morandi  

Magnani era un giovane uomo quando incontrò, quasi per caso, il pittore Giorgio Morandi. La scintilla fra questi due intellettuali solitari, entrambi riservati e inclini all’isolamento, fu istantanea.

La solitudine di Morandi è ben visibile nel suo Autoritratto datato 1925, di matrice cezanniana, un dipinto molto particolare per un artista che ha deciso di annullare l’essenza umana nei suoi quadri. Il pittore posa con i suoi strumenti di lavoro in mano, il suo sguardo comunica una calma sicurezza, una totale assenza di dramma.

Magnani e Morandi svilupparono un’amicizia molto intima, sostenuta da una speciale affinità creativa condivisa di riservatezza, semplicità e comunanza di pensieri. Quest’amicizia ha fatto si che la Villa di Mamiano si impreziosisse di tante opere di Morandi, e la predilezione di Magnani per questo artista va individuata nella loro somiglianza: una comune meditazione sulle forme e sui volumi, una solitudine che simboleggia il loro totale impegno nell’arte.

Giorgio Morandi, Cortile di Via Fondazza, 1954

Le sue nature morte sono la più grande realizzazione del suo essere intellettuale solitario; oggetti rarefatti, rigorosi, apoteosi della sottrazione, oggetti che interagiscono tra loro in una sorta di dialogo intimo. Nonostante Morandi sia famoso principalmente per le sue nature morte, anche i suoi paesaggi sono altrettanto significativi ed espressione dell’animo di un intellettuale solitario.

Il cortile di Fondazza datato 1954 rappresenta appieno questa essenza. Morandi dipinse per tutta la vita nel suo studio di Via Fondazza a Bologna, un luogo di affezione, la sua dimora prediletta dove visse intimamente e in solitudine.

Reso per solidi e geometrie nel contrasto di luce-ombra, il quadro raffigura lo scorcio di una veduta del cortile dalla finestra del suo studio. Le case in lontananza si stagliano su un cielo tenue, la parte sinistra è occupata da un muro dell’edificio che impedisce una veduta completa del paesaggio, quasi come la siepe ne L’infinito di Leopardi, un altro intellettuale solitario e figura importantissima del Romanticismo italiano, e uno dei poeti preferiti di Morandi.

Autore: Marianna Sartori

Studio “Language, Society and Communication” presso l’Università di Bologna.

Appassionata di musica e arte, sono sempre in viaggio con un libro in valigia.


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