Francisco Goya

La Famiglia dell’infante don Luis di Goya

Scheda critica dedicata al capolavoro di Goya conservato nella collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca.

La grande tela fu eseguita fra il 1783 e il 1784 nel Palazzo di Arenas de San Pedro, a 140 km a ovest di Madrid, nella provincia di Avila, dove abitava l’infante Luis di Borbone, fratello cadetto di re Carlo III, all’epoca di 56 anni di età. Passata in eredità alla figlia di don Luis, María Teresa de Borbón y Vallabriga, che nel 1797 sposò il principe Godoy e divenne contessa di Chinchòn, fu trasferita, intorno al 1820, nel Palazzo di Boadilla del Monte, a 15 km da Madrid. A sua volta ereditata dalla figlia unica della contessa di Chinchón, Carlota Luisa de Godoy y Borbón che sposò nel 1820 il principe romano Camillo Ruspoli e morì a 86 anni nel 1886.

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Francisco de Goya y Lucientes
La famiglia dell’infante don Luis, 1783-1784
olio su tela, cm 248 x 328. (dettaglio)

Ricordata nell’Inventario de todos los cuadros, pinturas, marcos sueltos y estampas que quedan colocados en el Palacio de Boadilla…, del 27 maggio 1832, e nel successivo, redatto verso il 1850, risulta ancora, con una valutazione di 25.000 pesetas, nell’inventario del 1886, alla morte di Carlota Luisa. Passata agli eredi Ruspoli, fu trasferita nel giugno del 1904 a Firenze. Nei 1974 passò a Luigi Magnani. In Spagna esiste una copia di questo dipinto, presso i duchi di Sueca.

L‘opera è certamente la più importante testimonianza della prima maturità di Goya e segna la sua ammissione nell’alta società spagnola. Il pittore fu introdotto alla corte di don Luis di Borbone dal primo Segretario di Stato, conte di Floridablanca, del quale, nello stesso 1783, aveva eseguito il ritratto; peraltro, questa commissione aveva rappresentato per l’artista la prova generale per l’ammissione a corte.

Una lettera di Goya all‘amico Martín Zapater, datata 20 settembre 1783, rivela l’entusiasmo del pittore per il soggiorno ad Arenas, anche per una probabile affinità caratteriale con don Luis che doveva essere un uomo di larghe vedute, anche alla luce della rivoluzionaria composizione iconografia che consentirà a Goya per questo ritratto di famiglia; la lettera, inoltre, fornisce inequivocabili elementi sulla sua attività:

“Giungo ora da Arenas, molto stanco. Sua Altezza mi ha coperto di doni, io ho fatto il suo ritratto, quello della moglie, del figlio e della figlia, con un successo insperato perché altri pittori si erano già misurati, senza riuscirci, in questa impresa”.

Don Luis de Borbón y Farnesio (1727-1785), fratello del re Carlo III, sesto e ultimo figlio di Filippo V e di Elisabetta Farnese, era stato assegnato alla carriera ecclesiastica; nel 1735, a otto anni, era stato nominato arcivescovo di Toledo e cardinale, mentre, nel 1739, ebbe anche l’arcivescovado di Siviglia.

Francisco de Goya y Lucientes La famiglia dell’infante don Luis, 1783-1784 olio su tela, cm 248 x 328.
Francisco de Goya y Lucientes
La famiglia dell’infante don Luis, 1783-1784
olio su tela, cm 248 x 328.

Fin dalla prima giovinezza, aveva mostrato un carattere passionale e forte interesse per le donne giovani e belle, e in generale, per una condizione più libera. Con questo suo temperamento non esita a rinunciare a tutto per sposare, a quasi cinquant’anni, una donna di ben trentuno anni più giovane di lui, María Teresa de Vallabriga y Rozas (1758-1820), che, per un uomo che aveva già pienamente assaporato la vita, diventa anche una sorta di alibi per ritirarsi dalla vita di corte che gli interessava sempre meno. L’amore per questa donna, bellissima figlia di un capitano di cavalleria aragonese privo di nobili natali, lo convince al matrimonio nonostante l’opposizione della corte, che, tuttavia, nel 1776, giunge a promulgare appositamente un editto, la “Pragmatica de matrimonios desiguales” che regolava rigidamente i rapporti con una consorte non nobile, che, in quanto tale, non poteva assumere il rango del marito. In conseguenza, don Luis dovette – crediamo senza sacrificio – abbandonare la vita di corte a Madrid e ritirarsi nella proprietà di Arenas de San Pedro, sulle pendici della Sierra de Gredos, con la moglie e una piccola corte. Questa vita appartata gli consentirà di coltivare più liberamente la pittura e la musica e di intrattenere attorno a sé una piccola, amabile corte, senza etichetta, dove poteva chiamare gli artisti a lavorare.

Nella grande tela di Goya, la famiglia di don Luis è ritratta ferma come su un palcoscenico e i quattordici personaggi, come notato da Riccomini, “sono irrigiditi come sull’ultima battuta, prima che cali il sipario”. Sulla sinistra, oltre al pittore e alle due cameriere, donna Antonia de Vanderbrocht e donna Petronila Valdearenas, vestito di azzurro vediamo don Luis María (1777-1823), futuro cardinale-arcivescovo di Toledo, e la piccola María Teresa (1780-1828), futura moglie di Godoy e contessa di Chinchón; sulla destra, sono stati identificati personaggi noti della corte dell’infante, la bambinaia donna Isidra Fuentes con la piccola María Josefa (1783-1847), che diventerà duchessa di San Fernando. Gli uomini sarebbero stati identificati con don Manuel Moreno, il più corpulento, responsabile della Segreteria dell’infante, don Gregorio Ruiz de Arce, aiutante di Camera, don Alejandro de la Cruz, pittore di Camera di sua Altezza, e, il più giovane che ride, potrebbe essere Francisco del Campo, il segretario particolare di donna María Teresa; l’uomo con la lunga giacca rossa è stato identificato in Luigi Boccherini, allora quarantenne, violoncellista e compositore di Camera di Don Luis, dal 1770 fino alla morte del suo protettore, avvenuta nel 1785. Don Luis è ritratto nel momento del commiato serale, al tavolo da gioco con la giovane moglie dall’espressione ormai seria e disillusa; intorno, Goya mette insieme, senza distinzione di rango, principi e borghesi, balia e cameriere, amministratori e artisti. In questa specie di commedia dell’arte, dove si mescola l’innocenza dei bambini, la delusione, la stanchezza, l’assoggettamento ormai privo di deferenza, l’unica nota di vitalità è quella dell’uomo dalla testa fasciata, personaggio emblematico che fissa lo spettatore come per comunicare la propria visione semplificata e plebea, ma viva, di un mondo che sa di morte. Goya, in un angolo buio, guarda i suoi personaggi; vorremmo dire, “li fotografa”, ma, al tempo stesso, va oltre per raggiungere una verità più intima, la sottile insinuante paura per la fine di tutte le cose. La morte si insinua ovunque; anche se nel volto stanco e inespressivo di don Luis, che morirà dopo poco tempo, diventa premonizione della fine, non manca di segnalarsi anche nelle espressioni più fresche e dolci dei piccoli di casa poiché rendendo così perfettamente l’instabilità di un attimo ben preciso, l’artista ci comunica che immediatamente tutto si evolverà: la candela potrebbe spegnersi, le carte da gioco mostreranno altre figure e significati, la notte scenderà più cupa con tutta la sua solitudine. Il tavolino che, per come è costruito, non potrebbe reggersi, in questo contesto diviene il simbolo di una instabilità, di un inevitabile cambiamento che assurgono a temi dominanti del dipinto. Altro tema dominante è quello dell’incomunicabilità: ogni personaggio sembra vivere in una sorta di isolamento psicologico, e, a suggellare questa sensazione, troviamo il solitario che don Luis sta giocando con le carte, posto quindi, non casualmente, al centro del dipinto, sotto quella fonte di luce radiosa e irreale che è la veste da camera di donna Teresa. Victor Chan, negli atti di una conferenza su Goya tenuta a Victoria presso The Universities Art Association of Canada, interpreta tutto il dipinto alla luce del tema dominante di Tempo e Destino; in quest’ottica evidenzia che le carte da gioco usate da don Luis sono dei tarocchi con l’asso di denari al centro, il re di bastoni a sinistra e il due di bastoni a destra: l’infante potrebbe quindi essere intento a leggere il proprio destino con le carte.

Goya, che, come già Velázquez, il suo grande maestro ideale, in Las Meninas, si rappresenta nel dipinto, appare in una posizione, alle spalle del committente, da cui gli sarebbe impossibile vedere i volti da ritrarre. Fred Licht nota come Goya “avendo insistito a rammentarci il capolavoro di Velázquez, sopprime il perno di Las Meninas, e cioè lo specchio col quale Velázquez ci fornisce la chiave di lettura del suo quadro. L’unica spiegazione che chiarisce sia la posizione di Goya che la mancanza dello specchio è che quest’ultimo non sia stato soppresso da Goya ma solamente spostato dalla parete di fondo alla parete davanti al gruppo della famiglia reale”. Continua poi Licht “Goya non dipinge una sua interpretazione personale della famiglia reale, ma dipinge solo quel che vedevano loro stessi. Siamo davanti a una svolta decisiva nella storia del ritratto”.

Dopo questo ritratto, si capisce come Goya, ne La famiglia di Carlo IV di circa diciassette anni dopo, nel periodo che segue la Rivoluzione francese, giunga a un’interpretazione tanto drammatica, quasi paurosa della condizione umana e regale insieme.

Per quanto riguarda le influenze stilistiche che si colgono ne La famiglia dell’infante don Luis, Goya, probabilmente sulla scia delle teorizzazioni di Mengs, giunge a una notevole semplificazione formale, soprattutto nello sfondo, e a una gamma cromatica basata su pochi colori dalle tonalità severe, segnando così in quest’opera un momento di deciso cambiamento. La preparazione rossiccia del dipinto è la stessa che usavano all’epoca pittori napoletani quali Bonito e Giaquinto che avevano lavorato per la corte spagnola. Pérez Sánchez ha poi opportunamente ricordato gli effetti luministici di Wright of Derby. La critica ha anche segnalato l’influenza di Giandomenico Tiepolo; in particolare viene citata da Francisco Calvo Serraller un’opera incompiuta che rappresenta la famiglia degli artisti (Londra, British Railways Fund), molto simile nello schema compositivo generale. Serraller ipotizza che anche il dipinto di Goya non sia stato terminato, ma quest’ipotesi pare infondata, vista la non breve permanenza di Goya ad Arenas de San Pedro dove aveva terminato alcuni ritratti singoli dei medesimi personaggi che, ovviamente, per l’artista e il committente dovevano rivestire importanza minore; risulta infatti che Goya abbia realizzato dieci ritratti, di cui quattro dell’infante e quattro della moglie, fra i quali: Luis María di Borbone bambino (Madrid, Prado), María Teresa di Borbone a due anni (Washington, National Gallery) pendant del precedente, L’infante don Luis di Borbone (Cleveland Museum of Art), María Teresa Vallabriga (Monaco, Pinacoteca), María Teresa Vallabriga (Madrid, collezione Zaldo), María Teresa Vallabriga a cavallo (Firenze, Uffizi).

Artista
Francisco Goya
Anno
1783-1784
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
cm 248 x 328