Arte e artisti

Piume e apocalisse nell’arte visionaria di Max Ernst

Max Ernst, Divinité, 1940

Nel 1940 Max Ernst dipinge Divinité ed è già uno dei surrealisti più famosi al mondo. Si è appena separato da Leonora Carrington: li ha divisi la guerra.

In breve. Max Ernst (Brühl, 1891 – Parigi, 1976) è il pittore tedesco che porta nel Surrealismo il frottage e il grattage. Divinité (1940), della Collezione Barilla di Arte Moderna di Parma, ha il volto di Leonora Carrington ed è vicina a La vestizione della sposa della Peggy Guggenheim Collection di Venezia.

Alla Villa dei Capolavori. La mostra Il Surrealismo e l’Italia (14 settembre – 15 dicembre 2024), a cura di Alice Ensabella, Alessandro Nigro e Stefano Roffi, ha riunito oltre centocinquanta opere, con lavori di Max Ernst, René Magritte e Salvador Dalí. Oggi la Villa dei Capolavori, a Mamiano di Traversetolo, vicino a Parma, conserva la collezione permanente con cinquanta opere di Giorgio Morandi.

Che cosa raffigura Divinité di Max Ernst?

Nel quadro Leonora è vestita di un mantello di piume rosse e sta cominciando la sua metamorfosi. È una creatura a metà strada tra il mondo animale e quello umano, circondata da dettagli irreali in un paesaggio immaginario, illuminato da un astro nascosto. Stiamo guardando un’alba o un’apocalisse?

Max Ernst, Divinité, 1940: figura femminile con un mantello di piume rosse in un paesaggio illuminato da un astro nascosto
Max Ernst, Divinité, 1940, olio su tela incollata su cartone. ©️ Max Ernst by SIAE 2024

Divinité è un olio su tela del 1940 della Collezione Barilla di Arte Moderna di Parma. Contiene le ossessioni di Ernst: la donna, gli uccelli, il sogno, la trasformazione. Incarna un ideale di bellezza perturbante e indecifrabile. La figura si manifesta come un’epifania: l’inconscio prende il sopravvento, guidato dalla mano dell’artista. Ernst invita a esplorare un mondo in cui le categorie di umano, animale e divino si fondono.

Che legame c’è tra Divinité e La vestizione della sposa?

La vestizione della sposa (1940) è l’olio su tela di Ernst conservato alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. Divinité ne ha molte somiglianze: l’abito-mantello di tessuto pesante e piume rosse è lo stesso. Il dipinto di Parma è più semplice e si concentra su una sola figura femminile che mostra ancora il volto. Più che un bozzetto, è un’anticipazione: due fotogrammi dello stesso film, che racconta una metamorfosi inspiegabile.

Chi era Leonora Carrington per Max Ernst?

Leonora Carrington, artista inglese nata nel 1917, è la compagna di Ernst: i due si conoscono nel 1937, a Londra, e dal 1938 vivono a Saint-Martin-d’Ardèche, nel sud della Francia. Lei ha ventisei anni meno di lui e diventerà una delle donne più importanti del Surrealismo. Allo scoppio della guerra le autorità francesi arrestano Ernst, che è tedesco. Carrington va in Spagna, ha un crollo psichico e viene ricoverata in un istituto a Santander; riuscirà a lasciare la Spagna e tornerà all’arte. Ernst fugge invece negli Stati Uniti nel 1941, con l’aiuto della collezionista Peggy Guggenheim, che sposa lo stesso anno.

Quali tecniche ha usato Max Ernst?

Ernst sperimenta il collage, il frottage e il grattage. Il frottage consiste nello sfregare la matita su un foglio appoggiato a una superficie irregolare, come legno o foglie, per trasferire le trame su carta. La serie parte nel 1925 e confluisce nel volume Histoire naturelle (1926). Il grattage applica lo stesso principio al colore: Ernst raschia la pittura fresca sulla tela per rivelare gli strati sottostanti.

Il collage è per Ernst una delle forme espressive più potenti. Nel 1929 pubblica La femme 100 têtes, il primo dei suoi romanzi-collage: illustrazioni tratte da libri scientifici e romanzi popolari, combinate in sequenze narrative che sfidano la logica. Le immagini, influenzate dalla psicoanalisi freudiana, evocano sogni e visioni.

Che cos’è Il bacio di Max Ernst?

Max Ernst, Il bacio, 1927, olio su tela
Max Ernst, Il Bacio, 1927 olio su tela ©️ Max Ernst by SIAE 2024

È un olio su tela del 1927. Dalle descrizioni precise e quasi distaccate del periodo dadaista, Ernst evolve verso un’esplorazione più audace e sensuale della sessualità. La relazione con Marie-Berthe Aurenche, che sposa nel 1927, sembra aver influenzato i temi erotici di molte opere di quell’anno. Le linee principali del dipinto potrebbero derivare dalle tracce casuali di una corda caduta sulla superficie durante la preparazione. Ernst però non lascia tutto al caso: con una griglia trasferisce quelle forme sulla tela e dà ordine agli elementi casuali. La struttura piramidale delle figure centrali evoca composizioni rinascimentali, come Sant’Anna, la Vergine e il Bambino di Leonardo da Vinci (Louvre, Parigi).

Qual è la vita di Max Ernst in sintesi?

  • 1891. Nasce il 2 aprile a Brühl, vicino a Colonia. Il padre, Philipp, è insegnante di sordomuti e pittore dilettante.
  • 1909. Si iscrive a filosofia all’Università di Bonn, ma si interessa di psicologia e di arte dei malati di mente. Presto sceglie la pittura e si avvicina ai Rheinische Expressionisten.
  • 1914. Stringe amicizia con Jean (Hans) Arp, un legame che dura tutta la vita.
  • Fine della Prima guerra mondiale. Combatte come soldato, poi a Colonia fonda con Johannes Theodor Baargeld il gruppo Dada. Nel 1918 sposa Luise Straus.
  • 1921–1922. Espone per la prima volta a Parigi, alla Galerie Au Sans Pareil, e nel 1922 si trasferisce nella capitale, dove collabora con Paul Éluard e André Breton.
  • 1929–1930. Pubblica La femme 100 têtes e collabora al film L’âge d’or di Luis Buñuel e Salvador Dalí.
  • 1936. Partecipa a Fantastic Art, Dada, Surrealism al Museum of Modern Art di New York.
  • 1941. Fugge negli Stati Uniti con l’aiuto di Peggy Guggenheim, che sposa. Il matrimonio finisce nel 1943; poi sposa Dorothea Tanning.
  • 1953–1954. Si stabilisce di nuovo in Francia e nel 1954 vince il primo premio per la pittura alla Biennale di Venezia.
  • 1976. Muore a Parigi il 1° aprile.

Dove si sono viste le opere di Ernst alla Villa dei Capolavori?

Nella mostra Il Surrealismo e l’Italia sono state esposte opere di Max Ernst come Il bacio, Mer et soleil, Compendio di storia universale e il libro d’artista Une semaine de bonté, provenienti da importanti collezioni. Accanto a Ernst c’erano René Magritte, Salvador Dalí e i grandi maestri del Surrealismo internazionale, oltre a esponenti della corrente italiana come Leonor Fini, Stanislao Lepri, Colombotto Rosso e Fabrizio Clerici.

Fonti

Domande frequenti

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Qual è il capolavoro di Max Ernst?

Tra le opere più citate: L’elefante Celebes (1921), Oedipus Rex (1922), La Vergine picchia Gesù Bambino davanti a tre testimoni (1926), La vestizione della sposa (1940, Peggy Guggenheim Collection, Venezia) ed Europa dopo la pioggia II (1940–1942).

Quali tecniche ha inventato Max Ernst?

Il frottage, intorno al 1925: sfregare la matita su un foglio appoggiato a una superficie ruvida, come il legno, per farne emergere figure. Poi il grattage, lo stesso principio applicato al colore raschiato sulla tela. Usa anche la decalcomania, riscoperta da Óscar Domínguez nel 1935.

Chi era la compagna di Max Ernst?

Ernst sposa Luise Straus nel 1918. Dal 1938 vive a Saint-Martin-d’Ardèche, nel sud della Francia, con la pittrice Leonora Carrington, finché la guerra non li separa. Nel 1941 sposa negli Stati Uniti la collezionista Peggy Guggenheim, poi la pittrice Dorothea Tanning.

Quale premio ha vinto Max Ernst?

Nel 1954 vince il primo premio per la pittura alla Biennale di Venezia.

Che cos’è Divinité di Max Ernst?

Un olio su tela del 1940 della Collezione Barilla di Arte Moderna di Parma. Raffigura Leonora Carrington con un mantello di piume rosse e anticipa La vestizione della sposa, conservata alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Dove si sono viste le opere di Max Ernst alla Villa dei Capolavori?

Nella mostra Il Surrealismo e l’Italia (14 settembre – 15 dicembre 2024), con Il bacio, Mer et soleil, Compendio di storia universale e il libro Une semaine de bonté.

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