Marino Marini con l'amico scultore Henry Moore.
Marino Marini con l’amico scultore Henry Moore.

“Un angelo suona la tromba della fine dei tempi, un uomo e una donna escono dalla tomba” la carta del Giudizio da sempre parla agli uomini del tempo che passa e che inesorabilmente si conclude.

Con i Miracoli degli anni Cinquanta la parabola del cavallo e del cavaliere di Marino Marini, tema che ricorre lungo tutta la sua carriera artistica e che rappresenta il dramma e insieme l’eroismo della condizione umana, si avvia verso la sua naturale conclusione. Dagli anni ’40 la compostezza dei primi cavalieri lascia il posto a forme slanciate verso l’alto in cui il personaggio non domina più il suo destriero, ma subisce una trasformazione che fa presagire un pericolo. Il mutamento coinvolge non solo la forma, ma gli stessi titoli delle opere, che traducono l’inizio della tragedia nel suo significato simbolico. Le forme sono investite da una raffica tellurica e il cavaliere precipita all’indietro seguendo una diagonale straniante. Si salva o muore per l’unico rapporto che intercorre: quello col cavallo. La poesia si distrugge e l’eroe si trasforma nell’antieroe, tutto è ascritto nella parabola discendente di un’umanità rassegnata dalla perdita di valori soprattutto dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale.

I Miracoli successivamente diventano Guerrieri in cui non si riconoscono più sembianze né umane né animali. Rimane solo una parvenza dei due personaggi resi quasi astrattamente in una fusione simbiotica. Al limite dell’astrazione si manifesta tuttavia un preciso richiamo alla realtà. E’ il caso dei Gridi dove i compatti volumi disposti orizzontalmente al suolo rievocano le due figure ormai annientate. Dal blocco tende quello che rimane dell’eroe iniziale: un braccio allungato che urla il suo attaccamento alla vita.

 

[white_box]Gli Arcani della scultura,l’Arte di Manzù/Marino raccontata in 22 figure
I destini di Manzù e Marino si intrecciano, si rincorrono, a volte viaggiano paralleli, altre volte si toccano e proseguono dritti per la loro strada. Lo studio creativo Kreativehouse utilizza l’antico simbolismo dei Tarocchi per rileggere, assieme allo staff della Fondazione, la storia della Scultura e le straordinarie vite di Giacomo Manzù e Marino Marini. Nasce così il progetto di storytelling gli Arcani della scultura, un percorso di 22 carte, 22 immagini, 22 storie mai raccontate prima. Gli Arcani della scultura è realizzato in occasione della mostra Manzù/Marino. Gli ultimi moderni alla Fondazione Magnani Rocca.[/white_box]