In breve. Carosello è il programma Rai di pubblicità televisiva in onda dal 3 febbraio 1957 al 1° gennaio 1977, per 7.261 puntate. Alternava brevi storie, cartoni e sketch a un finale commerciale. Nel 2019 la Fondazione Magnani-Rocca gli ha dedicato la mostra Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-1977.
Alla Villa dei Capolavori. Dal 7 settembre all’8 dicembre 2019 la Fondazione Magnani-Rocca ha ospitato la mostra Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-1977, a cura di Dario Cimorelli e Stefano Roffi. Due anni prima, Pubblicità! aveva raccontato la pubblicità dal 1890 al 1957. Oggi la Villa dei Capolavori, a Mamiano di Traversetolo, vicino a Parma, conserva la collezione permanente con cinquanta opere di Giorgio Morandi.
Che cos’era Carosello?
Carosello era lo spazio pubblicitario serale della Rai, che andava in onda ogni sera alle 20.50 sul Canale Nazionale. Ogni puntata durava circa due minuti e mezzo e univa uno spettacolo a un breve finale commerciale, il «codino», dedicato al prodotto. Le regole imponevano novità e lunghezza: ogni inserto doveva intrattenere prima di vendere.

Quando iniziò e quando finì Carosello?
Il primo Carosello va in onda il 3 febbraio 1957, l’ultimo il 1° gennaio 1977, dopo 7.261 puntate. Secondo gli storici la fine fu una «morte naturale»: i prodotti da pubblicizzare crescevano e tutti volevano la fascia di Carosello, mentre la televisione cambiava con il colore, il televisore portatile e più apparecchi in casa. Il pubblico non era più un unico momento di unità familiare.
Quali personaggi nacquero con Carosello?
Carosello inventò un universo di personaggi animati nati con la televisione: La Linea di Osvaldo Cavandoli, Re Artù di Marco Biassoni, Calimero di Pagot, Angelino di Paul Campani e la moltitudine di figure nate dalla matita di Gino Gavioli. Accanto a loro arrivano gli oggetti promozionali dell’epoca, come l’ippopotamo Pippo e i gonfiabili di Camillo il Coccodrillo, della Mucca Carolina e di Susanna tutta Panna.
Umberto Eco sosteneva all’epoca, nel saggio Ciò che non sappiamo della pubblicità televisiva, che questi personaggi erano ambigui ed esili: a differenza degli eroi e dei personaggi mitologici tradizionali non erano «portatori di un’idea» e avevano perso «la nozione di ciò che dovevano simboleggiare». Forse proprio per questa debolezza comunicativa si sono integrati nella cultura di massa e sono diventati icone, spesso indipendenti dai prodotti da cui erano nati.

Perché Carosello cambiò il modo di consumare degli italiani?
La pubblicità di quel periodo, dal 1957 al 1977 e non solo televisiva, introdusse una rivoluzione nel patrimonio culturale e visivo di tutti. Carosello era trasmesso in bianco e nero, ma per gli italiani era ricco di colori: i colori del consumo, di un nuovo mondo di beni che si presentavano per la prima volta sulla scena sociale, come lavatrici, frigoriferi, automobili e alimenti in scatola.
Carosello non era soltanto pubblicità, ma un paesaggio fiabesco dove regnavano felicità e benessere, per una popolazione che usciva da un lungo periodo di disagi e povertà. Nei piccoli paesi, nelle campagne e nelle regioni più arretrate rendeva legittimo l’abbandono dell’etica della rinuncia della vecchia cultura contadina, in favore dell’opulenza della città e dei suoi beni di consumo. Ha insegnato che esistevano nuovi beni senza i quali non ci si sentiva parte del modello sociale urbano, industriale e moderno, e come impiegarli nel proprio modo di vita.

Chi lavorava a Carosello?
Le norme della Rai erano rigide, ma Carosello poté comunque mostrare le gratificazioni contenute nei nuovi beni di consumo. Vi lavoravano insieme alcuni dei migliori creativi del teatro e del cinema italiano dell’epoca. Tra i grandi designer c’erano Armando Testa, Erberto Carboni, Raymond Savignac, Giancarlo Iliprandi e Pino Tovaglia. Negli inserti comparivano cantanti come Mina (per Barilla), Frank Sinatra, Patty Pravo, Ornella Vanoni e Gianni Morandi, attori come Totò, Alberto Sordi, Virna Lisi e Vittorio Gassman, registi come Luciano Emmer, Mauro Bolognini, Ettore Scola e i fratelli Taviani, e volti della televisione come Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Raffaella Carrà, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.

Che cosa si vedeva nella mostra del 2019?
La mostra riuniva manifesti del periodo, bozzetti, schizzi, rodovetri e storyboard, insieme a una serie di schermi nelle sale che riproponevano gli inserti di Carosello. Un secondo percorso seguiva l’evoluzione della grafica pubblicitaria e del manifesto, in continuità con Pubblicità!, la mostra del 2017 su Cappiello, Sepo, Dudovich e Codognato.
Il prestito di bozzetti originali e manifesti di Carboni, Iliprandi, Testa e Tovaglia arrivava dal CSAC dell’Università di Parma. I manifesti d’epoca venivano dal Museo nazionale Collezione Salce di Treviso e dalla Collezione Alessandro Bellenda – Galleria L’IMAGE di Alassio (SV). La parte filmica si avvaleva dell’Archivio Generale Audiovisivo della Pubblicità Italiana, fondato e diretto dallo storico della pubblicità Emmanuel Grossi.
L’Archivio Storico Barilla, consultabile online su www.archiviostoricobarilla.com, ha messo a disposizione alcuni caroselli con Mina (1967) con gli abiti disegnati da Piero Gherardi, costumista di Fellini, i rodovetri delle animazioni con Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda disegnati da Marco Biassoni e alcune storie di Topo Gigio, testimonial dei Pavesini.
Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, contiene i saggi dei curatori e la riproduzione di tutte le opere esposte. Ripubblica testi di Omar Calabrese su Carosello e su Armando Testa e aggiunge contributi di Emmanuel Grossi su cinema, musica e animazione, di Roberto Lacarbonara sull’attività di Pino Pascali nella pubblicità e di Stefano Bulgarelli sulla Scuola modenese di Carosello.
Tra l’8 ottobre e il 30 novembre 2019 la mostra ha avuto anche un contest fotografico: i visitatori pubblicavano le foto sui social con l’hashtag #carocarosello e taggavano la Fondazione.

Fonti
- Wikipedia, Carosello
- Rockit, 60 anni fa nasceva il primo Carosello
- Meer, I primordi della pubblicità televisiva in Italia: Carosello
- Fondazione Magnani-Rocca, Pubblicità! (2017)
Immagine di copertina: Osvaldo Cavandoli, La Linea © 2019 CAVA/QUIPOS




