Arte e artisti

Giorgio de Chirico: la Metafisica e l’Enigma della partenza

Giorgio de Chirico, L’Enigma della partenza, 1914 (particolare): portici, figura di spalle e vela sul mare
Giorgio de Chirico, L’Enigma della partenza (datato 1914 dall’artista), olio su tela, 38,5 × 41 cm (particolare). Collezione Luigi Magnani, Villa dei Capolavori, Fondazione Magnani-Rocca.

In breve. Giorgio de Chirico (Volo, 1888 – Roma, 1978) è il pittore della Metafisica: piazze deserte, ombre lunghe, statue e manichini che rendono enigmatico ciò che è familiare. Una sua tela del 1914, Enigma della partenza, è nella collezione di Luigi Magnani alla Villa dei Capolavori.

Alla Villa dei Capolavori. La collezione di Luigi Magnani conserva L’Enigma della partenza (1914), olio su tela di 38,5 × 41 cm del periodo metafisico parigino. Giorni e orari di apertura: Orari e biglietti.

Chi era Giorgio de Chirico?

Nonostante sia considerato uno dei più importanti pittori italiani, Giorgio De Chirico non nasce in Italia, bensì a Volo, in Tessaglia. La Grecia e il mondo classico avranno un ruolo fondamentale nell’immaginario dell’artista.

Il pittore studia al politecnico di Atene, all’accademia di belle arti di Firenze e all’accademia di belle arti di Monaco di Baviera. Dopodiché si trasferisce a Milano nel 1909 e a Parigi nel 1911 dove già viveva con suo fratello Alberto.

I due fratelli non avevano avuto una formazione scolastica tradizionale, sia per la loro vita per certi versi nomade e anche per l’ambiente cosmopolita in cui erano cresciuti: nati in Grecia da una famiglia nobile di lingua italiana. Proprio la vastità dei loro interessi li aveva predisposti a un percorso creativo e intellettuale del tutto autonomo e originale.

Che cos’è la Metafisica?

La visione metafisica del mondo fu concepita ed elaborata da Giorgio e Alberto de Chirico nel periodo più importante della loro collaborazione intellettuale e creativa, tra l’estate del 1909 e l’inizio di gennaio 1911, a Milano e Firenze. Il termine “Metafisica” risale ad Aristotele e significa “oltre la fisica”, cioè oltre le cose visibili. Oggi il termine indica un movimento artistico che de Chirico e Carlo Carrà fanno nascere nel 1917 e che vuole rappresentare ciò che va oltre l’apparenza fisica, l’essenza intima della realtà al di là dell’esperienza sensibile.

Secondo de Chirico, la Metafisica è l’arte che esprime l’essenza intima della realtà, una realtà che viene interpretata e non descritta anche quando sembra assumere forme naturalistiche. De Chirico inaugura la pittura metafisica già nel 1910, un anno dopo il manifesto del Futurismo.

Mentre nel Futurismo viene esaltato il dinamismo e la velocità, nella metafisica invece tutto è immobile e il tempo sembra essersi fermato. Il Futurismo cerca di rinnovare il linguaggio visivo, la metafisica invece recupera la prospettiva.

Come si riconosce un quadro metafisico?

Le scene enigmatiche delle opere di de Chirico stupiscono per l’apparente semplicità di ciò che raffigurano: una realtà che somiglia a quella reale solo in apparenza. Una serie di elementi la distingue dal naturalismo: la luce è irreale e crea ombre insolitamente lunghe, il cielo ha sempre tinte innaturali. La prospettiva, che sembra definire uno spazio reale, è sempre deformata, così che lo spazio appare instabile. Le scene urbane, soggetto preferito delle opere metafisiche dell’artista, hanno un aspetto vuoto, sono prive di vita e molto silenziose. Al centro campeggia una statua classica, elemento estraneo che accresce l’aspetto metafisico dell’insieme.

Probabilmente de Chirico è stato influenzato dall’aspetto “metafisico” delle rovine classiche osservate nell’infanzia trascorsa in Grecia. Quei frammenti di architetture e di statue hanno perso ogni significato e diventano oggetti enigmatici. De Chirico però non era un pittore tradizionalista: apprezzava la filosofia di Nietzsche e l’idea che l’arte dovesse evocare un mondo non percepibile ai sensi.

Questa concezione è alla base del suo ciclo più importante, quello delle “piazze d’italia”, una serie iniziata nel 1910 e ripresa poi negli ultimi anni. In questi quadri sono presenti tutti gli elementi del linguaggio metafisico: dalla prospettiva esasperata ai portici con archi a tutto sesto, dalle statue classiche alle ombre lunghe, senza dimenticare l’atmosfera irreale e quel totale senso di solitudine.

Dove nasce la pittura metafisica?

Ufficialmente la pittura metafisica nasce a Ferrara dall’incontro di de Chirico con Carrà. De Chirico considera Ferrara “la più metafisica di tutte le città” per via delle grandi piazze con monumenti dalle lunghe ombre, per la perfetta simmetria geometrica, per la solitudine innaturale di vie e piazze sulle quali si affacciano nobili palazzi inutilizzati, come in una città morta, come se gli abitanti fossero misteriosamente scomparsi.

Che cos’è l’Enigma della partenza?

Il capolavoro di de Chirico, “L’enigma della partenza” (datato 1914 dall’artista), è già un’opera pienamente metafisica, a cominciare dal titolo in cui ricorrono alcuni dei termini di maggior significato nella teoria dechirichiana: l’enigma, il mistero che la lettura dei filosofi aveva insegnato a scorgere dietro le apparenze più consuete, e la partenza, il momento mitico per eccellenza, quello che trasforma l’uomo in eroe, in esploratore dell’ignoto.

In “Enigma della partenza” sono presenti simboli nietzschiani della vela e del mare, metafore delle avventure della mente e di un itinerario dello spirito tra gli enigmi dell’esistenza, oltre che citazione del mare greco. Non a caso gli ultimi “biglietti della follia” di Nietzsche, inviati da Torino, costituirono uno dei temi letterari preferiti da de Chirico e Savinio. I portici sulla sinistra sono un ricordo torinese, la scultura di un borghese di spalle ha preso il posto della figura del filosofo antico dei dipinti precedenti, in un nuovo simbolo riconducibile alla figura paterna. In questo come in altri dipinti troviamo una tipica ciminiera della periferia parigina.

Nel dipinto confluiscono frammenti di ricordi bergsoniani: oltre alle presenze greche, torinesi, parigine e paterne, la cassa nell’angolo di sinistra fa riferimento ai tanti traslochi  e viaggi dell’artista. L’ombra generata da un personaggio che non vediamo accresce l’atmosfera di straniante inquietudine della scena, accentuata dal tormentato rapporto tra interno della casa sulla destra e l’esterno. Dal nero cupo dell’interno, si passa allo squarcio liberatorio della vela sul mare, dove la mente si libera in un viaggio.

Autore: Matilde Volpi


La tela è conservata nella collezione di Luigi Magnani: qui la scheda dell’opera L’Enigma della partenza. Dal vero si vede alla Villa dei Capolavori (Orari e biglietti).

Fonti

Domande frequenti

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Cos’è la Metafisica di de Chirico?

È una pittura che mostra luoghi e oggetti riconoscibili ma li sottrae alla logica: piazze vuote, portici, treni lontani, statue, manichini. De Chirico la elabora a Firenze nel 1910 con L’enigma di un pomeriggio d’autunno; a Ferrara, nel 1917, incontra Carlo Carrà e la pittura metafisica diventa un movimento.

Quali sono le opere più famose di de Chirico?

Tra le più note: Mistero e malinconia di una strada (1914), Il canto d’amore (1914), Piazza d’Italia (1915), Ettore e Andromaca (1917), Il grande metafisico (1917) e Le Muse inquietanti (1917–1918).

Dove si può vedere un’opera di de Chirico vicino a Parma?

Nella Villa dei Capolavori, a Mamiano di Traversetolo: la collezione di Luigi Magnani conserva Enigma della partenza (1914), olio su tela di 38,5 × 41 cm, del periodo metafisico parigino.

Che malattia aveva de Chirico?

De Chirico soffriva di frequenti emicranie. Alcuni studiosi ipotizzano che i disturbi visivi legati all’emicrania abbiano contribuito alle visioni delle opere metafisiche; è un’ipotesi, non un fatto accertato.

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