Giuseppe Verdi e Alberto Pasini, due emiliani che sognavano l’Oriente

Figli della stessa terra, delle nebbie della Bassa emiliana, Pasini e Verdi sono state due personalità artistiche straordinarie che con il loro genio e la loro sensibilità unica al mondo hanno influenzato l’Ottocento Europeo

Il 10 ottobre 1813, a pochi chilometri da Busseto, nella Bassa parmense nasce una delle più grandi menti artistiche dell’Ottocento italiano: Giuseppe Verdi. Tredici anni dopo sempre a Busseto, il 3 settembre 1826, viene al mondo Alberto Pasini che diventerà in pochi anni uno dei personaggi più significativi per la pittura ottocentesca italiana.

Verdi e Pasini, due viaggi paralleli

Verdi è di umili origini ma ha la passione per la musica fin da bambino, prende lezioni dall’organista della chiesa del paese. Sarà solo grazie all’aiuto di un benefattore che potrà tentare la fortuna e trasferendosi “all’estero” a Milano (la città all’epoca è ancora sotto il dominio austriaco) otterrà i suoi primi successi. Pasini invece cresce in una famiglia più agiata ma la prematura morte del padre e una lunga malattia, da cui uscirà temprato nel corpo e nello spirito, non gli rendono inizialmente le cose facili.

Alberto Pasini, Autoritratto, 1888, olio su tela

A diciassette anni si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Parma all’insaputa della madre ma, come per Verdi, il successo arriverà solo lasciando la terra d’origine e trasferendosi a Parigi, città che avrà un ruolo chiave nella fortuna dell’artista.

A unire i due maestri, oltre all’origine, fu soprattutto lo sguardo sull’Oriente che in quel secolo forniva spunti alla cultura e alla fantasia del mondo occidentale rivolto al mito di Paesi al tempo percepiti come lontanissimi quanto leggendari, misteriosi, fiabeschi. Se l’interesse per le terre lontane fu per Verdi legato a singole opere liriche, per Pasini divenne identitario della sua arte tanto da consacrarlo come uno dei maggiori esponenti dell’Orientalismo.

L’Oriente è un palcoscenico

L’Oriente di Giuseppe Verdi è un viaggio della mente e talora un escamotage narrativo per affrontare sul palcoscenico temi patriottici proibiti dalla censura. È l’Oriente de I lombardi alla prima crociata, prima opera a rendere celebre il cigno di Busseto, l’oriente pieno di fascino e mistero del Nabucco e dell’Aida, paesaggio esotico e immaginifico che fa da palcoscenico a pagine immortali della storia della musica mondiale.

Alberto Pasini, Fontana turca, 1873, olio su tela

Per Alberto Pasini invece l’Oriente, e in generale il viaggio, non è un paesaggio sognato, in cui farsi trasportare dalle emozioni e dall’immaginazione, è un luogo vissuto in prima persona e affrontato non senza disagi. Partito nel 1855 al seguito di una missione diplomatica, Pasini visita davvero Egitto, Sinai, Persia, Turchia, Palestina, Libano, Siria e riporterà dai suoi viaggi queste luci e colori di terre lontane. Lo farà attraverso disegni e dipinti che in breve tempo diventeranno di grande moda in Francia e in tutta Europa, segnando l’apice della sua carriera artistica.

Alberto Pasini, In attesa del sultano, circa 1895, olio su tela

Alberto Pasini e Giuseppe Verdi si conobbero e frequentarono, dimostrando l’uno per l’altro interesse e stima. Da una lettera di Pasini alla moglie, datata 29 settembre 1880, risulta che Pasini fu ospite di Verdi a Sant’Agata. All’incontro seguì una riguardosa e prolungata corrispondenza di tipo “natalizio”, di cui furono conservati gelosamente in casa del pittore buste e biglietti: in uno degli ultimi, del 1896, l’anziano Verdi così si rivolge al settantenne Pasini “… felice lei che, giovane ancora, può trovare sollievo nella meraviglia dell’arte sua, io non ho più né la volontà, né la forza”.