Gli arcani della scultura: la Torre

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Giacomo Manzù, Sedia con frutta, 1960. Ardea, Raccolta Manzù

Nella vita di ogni uomo ci sono due case. La prima è quella in cui si nasce, una torre sicura che ci protegge dal mondo. La seconda è quella che costruiamo crescendo, il punto di arrivo di un viaggio.

La casa di Bergamo in cui Giacomo Manzù è venuto alla luce, in una fredda notte del 1908, nella memoria dell’artista rimane il luogo in cui «tutto era immerso nella povertà, che però non mi ha mai dato fastidio, anzi credo che attraverso di essa sia possibile vedere meglio le cose». La casa di Pistoia che per prima accoglie Marino Marini, invece, era quella di una famiglia agiata, che ha saputo da subito riconoscere e assecondare il talento artistico del giovane Marino.

Dagli anni cinquanta il successo consacra Giacomo Manzù e Marino Marini e li porta in giro per il mondo, protagonisti della scena artistica internazionale. La loro vita cambia radicalmente. Entrambi gli artisti, però all’apice della loro celebrità costruiscono un “nido” in cui poter tornare per vivere insieme alle loro famiglie, circondati da amici e ospiti. Marino sceglie Forte dei Marmi dove, insieme a Marina, costruisce la villa “La Germinaia”, che sarà anche il suo studio per la realizzazione delle opere della maturità, mentre Manzù sceglie la campagna romana: «quando sono Ardea mi dico: “Giacomo non fare scherzi, dove puoi trovare un posto come questo?”».

 

Gli Arcani della scultura,l’Arte di Manzù/Marino raccontata in 22 figure
I destini di Manzù e Marino si intrecciano, si rincorrono, a volte viaggiano paralleli, altre volte si toccano e proseguono dritti per la loro strada. Lo studio creativo Kreativehouse utilizza l’antico simbolismo dei Tarocchi per rileggere, assieme allo staff della Fondazione, la storia della Scultura e le straordinarie vite di Giacomo Manzù e Marino Marini. Nasce così il progetto di storytelling gli Arcani della scultura, un percorso di 22 carte, 22 immagini, 22 storie mai raccontate prima. Gli Arcani della scultura è realizzato in occasione della mostra Manzù/Marino. Gli ultimi moderni alla Fondazione Magnani Rocca.