
Nel maggio del 1971 si spegne, all’età di settantasei anni, Massimo Campigli, uno dei più importanti pittori italiani del Novecento. Nel luglio dello stesso anno muore a Parigi Jim Morrison, ma la sua dipartita fa sicuramente più notizia.
Campigli, artista discreto e introverso passa i suoi ultimi giorni nella sua casa di Saint-Tropez in compagnia dell’amato pastore tedesco Ras, circondato dai ricordi di una vita e dalle grande tele del suo studio. Gli ultimi giorni di Jim Morrison invece sono un turbine di droga e sesso che si concludono con una fine tragica nella vasca da bagno di un appartamento di Parigi. Ma allora cosa possono avere in comune Campigli e il cantante dei Doors? Più di quello che ci si poteva aspettare. Entrambi gli artisti hanno una passione per l’Antico e per il primitivo. Campigli cerca l’antico nei ritratti del Fayum e nei sarcofagi etruschi, Jim Morrison lo scopre nei riti sciamanici degli indiani d’America, carichi di infinite atmosfere arcane, e nelle poesie visionarie di Blake, evocatrici di un’innocenza perduta. Per entrambi l’Antico è un luogo senza tempo fatto di simboli e immagini che diventano vive nel presente solo attraverso l’arte, la pittura in Campigli, la poesia e la musica per il maledettissimo Jim Morrison.
scritto da Matteo Martignoni


