Quando l’arte si innamorò delle fidanzatine d’America: iconografia della Pin-up

Sono ammiccanti, sensuali, popolari. Sono pensate per essere irrimediabilmente impresse nella mente di chi le guarda come delle vere icone. Le Pin-up sono il simbolo della donna nella società dei consumi ed è per questo che anche gli artisti della Pop art americana se ne innamorano.

Le immagini di pin-up si cominciano a diffondere negli Stati Uniti durante la prima guerra mondiale. E’ il presidente Woodrow Wilson a fondare la Division of Pictorial Publicity, un dipartimento che ha lo scopo di produrre materiali visivi ammiccanti, con il fine di convincere gli uomini ad arruolarsi nell’esercito. Il nome “pin-up girl” ovvero “ragazza da appendere” viene infatti dalla pratica dei soldati americani di attaccare foto di dive del cinema sugli armadietti e nelle tende degli accampamenti militari.

Roy Lichtenstein, Little Aloha, 1962

Negli anni ‘30 il fenomeno esplode grazie alla grande diffusione sulle riviste. Il nuovo modello femminile promosso dalle pin-up è in contrasto con le figure misteriose delle “femmes fatales” del cinema di quegli anni. Le pin-up sono “bambole” dalle forme generose, hanno gambe lunghe e curve abbondanti, sono prosperose e attraenti, ma non perdono mai il loro tratto fanciullesco, sono spesso svestite ma mai nude o in pose sconvenienti, per non cadere nella censura.

Le pin-up rappresentano un’opulenza desiderabile in un momento di forte crisi della società americana. Persino il loro trucco “acqua e sapone” nasconde un invito alle donne americane che non devono rinunciare al make-up nonostante le ristrettezze economiche.

Rita Hayworth e Marilyn Monroe

Nel 1946 esce nelle sale americane un film che segnerà una nuova epoca e un rilancio della figura delle pin-up, è “Gilda” di Charles Vidor- La protagonista è Rita Hayworth. Nel film la Hayworth interpreta una tentatrice dallo sguardo irresistibile, i capelli fluenti e dalle movenze sensuali. La scena dello “spogliarello” in cui la Hayworth canta con un vestito a spalle scoperte mentre si toglie i lunghi guanti, fa scandalo e lancia l’attrice nell’olimpo delle dive americane rendendola popolare proprio tra le truppe.

Il mito di Rita Hayworth viene citato nella cultura popolare in molteplici forme. Una delle più note è sicuramente Jessica Rabbit. Walt Disney

Il mito della sensuale “Gilda” lascerà un segno indelebile nell’immaginario collettivo influenzando l’iconografia della donna nel cinema e anche nell’arte successiva. Come in “Señorita Rio”, litografia realizzata da Mel Ramos nel 1964. Al centro dell’immagine, incorniciata su campo rosso in modo cinematografico, c’è una donna fatale con i capelli mossi, le spalle scoperte e una smorfia crudele.

Mel Ramos, Señorita Rio, from 1 ¢ Life, 1964

Nel febbraio del 1954 Marilyn raggiunge le truppe americane impegnate nella guerra di Corea. Il tour si chiama “Anything goes” e la diva si esibisce davanti ad oltre 100.000 persone diventando la personificazione delle tante foto appese negli accampamenti, una vera pin-up vivente. La visita in Corea segnerà profondamente Marilyn che arriverà a dichiarare:

“il viaggio in Corea è stata la cosa migliore che mi sia mai capitata. Non mi ero mai sentita una stella prima, ed è stato meraviglioso guardare in basso e vedere i compagni che mi sorridevano“.

Andy Warhol, Marilyn, 1979-1986. Collezione privata, Londra © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2018

Marilyn morirà 8 anni dopo lasciando un segno indelebile nella cultura pop, forse ancora più forte di quello tracciato da Rita Hayworth. Sarà un altro grande artista simbolo della Pop art americana, Andy Warhol, a celebrare Marilyn trasformandola in un’immagine del nuovo movimento artistico replicandola in una serie infinita di ritratti ricavati dalla medesima foto promozionale dal film Niagara.

Le pin up di Roy Lichtenstein

Anche Lichtenstein non rimane immune dal fascino delle pin-up. Le donne di Lichtenstein, a differenza di quelle di Ramos e Warhol, non sono modelli già famosi e iconici come le dive di Hollywood. Sono ritagliate da fumetti femminili e pubblicità su riviste e quotidiani come come la famosissima Little Aloha.

Le pin-up di Mel Ramos, la Marilyn di Andy Warhol, Little Aloha e le altre “girls” di Lichtenstein colorano le sale della mostra “LICHTENSTEIN e la POP Art americana” alla Villa dei Capolavori.


Autore Ludovica Pappalardo
studia Comunicazione e media contemporanei per le Industrie creative presso l’Università degli Studi di Parma. Dopo la maturità classica si trasferisce per tre anni nella Svizzera tedesca dove approfondisce le sue conoscenze della lingua e studia Economia e Management Internazionale presso l’Università di Basilea. Da sempre appassionata d’arte ha mosso i suoi primi passi nello scenario museale al “Vitra” di Weil am Rhein e oggi con uno stage universitario alla Fondazione Magnani-Rocca