U come UNIVERSITÀ l’Alfabeto di Massimo Campigli

Massimo Campigli, nello studio di Saint-Tropez

Il lavoro per l’Università di Padova fu tormentato. La rapida tecnica dell’affresco era estranea alla sensibilità di Campigli, abituato a ripensamenti continui, e un’ulteriore difficoltà derivò dalle condizioni delle pareti, che trasudavano umidità e salnitro.

Ricorda l’artista: “Ho avuto torto di piegarmi alla necessità di far presto. […] Per cinque mesi ho pensato senza requie al mio affresco. Bisognerebbe poter interrompere un simile lavoro per non diventarne maniaci”. I primi bozzetti vennero realizzati nel 1936. La sede della Facoltà di Lettere, denominata Liviano in onore dello storico romano Tito Livio, doveva essere decorata esprimendo un senso di continuità con gli ideali antichi. Campigli eseguì l’affresco, di circa 250 mq, tra il 1939 e il 1940. L’artista ne fu insoddisfatto, non era quello il suo mondo. E scrisse: “C’è opposizione tra i miei quadri e i miei affreschi. Il pittore murale è un uomo sociale. È una mentalità che può vivere solo alle spese della più intima personalità dell’artista […] così sui muri io dipingo uomini. E castigo la fantasia in ogni modo”.