Z come Zingaral’Alfabeto di Massimo Campigli

Massimo Campigli, Les tziganes, 1928, olio su tela, Archivio fotografico MART.
Massimo Campigli, Les tziganes, 1928, olio su tela, Archivio fotografico MART.

La zingara, avvolta solo dalla sua lunga gonna blu, lanciò uno sguardo carico di attese al cavaliere. Rivolse le spalle a chi la stava osservando, sconosciuta, conosciuta solo da colui che attende. Ma lui, assente, nudo, restò sul cavallo senza fare altro che osservare la luna nuova.

Il quadro è Les tziganes del 1928. Campigli mette un po’ di sé nella donna che assiste alle scena, distratta dalle carte. Non sono tarocchi, ma semplici carte da Scala, con le quale Campigli aveva ideato un nuovo gioco: “anni fa, a tempo perso, inventai un solitario che soppiantò a lungo la mia abitudine degli scacchi. Ne ricavai molto piacere ma non riuscii mai a insegnare il gioco a nessuno tanto era complicato”. L’unica in grado di reggere il suo gioco è forse la zingara nel dipinto, quell’unica donna in grado di comprenderlo è l’Arte.