In breve. Le Ninfee sono circa 250 dipinti che Claude Monet dedica allo stagno del suo giardino di Giverny, dalla fine degli anni Novanta dell’Ottocento alla morte, nel 1926. Il ciclo culmina nelle otto grandi composizioni del Musée de l’Orangerie di Parigi.
Alla Villa dei Capolavori. La collezione di Luigi Magnani conserva Falaises à Pourville, soleil levant (1897), la scogliera all’alba che Monet dipinge l’anno in cui comincia le Ninfee. Nel 2016 la Fondazione ha esposto le Ninfee del 1914 arrivate dagli Stati Uniti. Giorni e orari di apertura: Orari e biglietti.
Dove nascono le Ninfee?
Nel 1883 Claude Monet decide di trasferirsi a Giverny con Alice Hoschedé, che sposerà nel 1892. In questo periodo Monet è fortemente ispirato dall’oriente e dalla tradizione giapponese e decide di realizzare un giardino popolato di piante esotiche, rose e tulipani, oltre che un ponticello in legno e uno stagno su cui galleggiano splendide ninfee.

Questo piccolo mondo costruito su misura permette a Monet di immergersi nella natura e dedicarsi completamente alla pittura. L’ambiente e le ispirazioni orientali influenzano fin da subito le sue opere in cui compaiono elementi ben riconoscibili come il ponticello rosso.
Nel giardino di Giverny Monet sperimenta un nuovo modo di rappresentare gli oggetti del mondo. Le sue tele in precedenza catturano molti elementi diversi, vicini e lontani, piccoli e grandi con l’idea di rendere la complessità del reale. Ora invece lo colpisce la possibilità di dipingere uno stesso elemento in una serie di immagini diverse.
La prima serie di Monet è quella dei Pioppi (1890-1891) seguita dai Covoni (1890-1893), dalle Cattedrali (1892-1894) e dalle Scogliere (1896-1897). Isola, un singolo oggetto, inquadrato da una luce intensa. In precedenza è la complessità del paesaggio a far vibrare la tela, ora questa relazione è capovolta. Il soggetto e persino il punto di vista dell’opera non cambiano, quello che cambia è la luce.
Dal 1897 saranno le ninfee a catturare l’attenzione dell’artista, che le studierà a fondo rendendole il soggetto privilegiato dei suoi ultimi anni di vita. Man mano che le ninfee prendono piede nell’immaginario e nella curiosità del pittore, gli altri elementi scompaiono per lasciare spazio a quella che viene considerata la più grande opera di interpretazione e identificazione con la natura intrapresa in tutta la storia dell’arte.
Quante fasi ha il ciclo delle Ninfee?
Il ciclo delle Ninfee si compone di cinque periodi diversi. Il primo del 1897 è solo un inizio, un tentativo di avvicinarsi a questa idea nuova. La seconda fase comprende le opere intitolate Le bassin aux nymphéas dipinte nel 1899 ed esposte alla galleria Durand-Ruel e altre sei, di taglio un po’ diverso, dipinte nel 1900. Dal 1903 al 1909 Monet comincia una terza serie dal Le Nymphéas, série de Paysages d’eau e da questo momento in poi è possibile cogliere una nuova dimensione della sua pittura. I vuoti lasciano la tela mentre il colore, la luce e la materia riempiono completamente gli spazi, fondendosi.

Che cosa dipinge Monet nelle Ninfee?
In questi “paesaggi di riflessi” (come li definisce lo stesso Monet) la superficie dell’acqua cattura tutto ciò che c’è intorno e che vi si riflette. Non si vedono più né il ponte né gli alberi, ma solamente le ninfee bianche, rosa, gialle o rosse, e le foglie. L’erba che si muove sotto il pelo dell’acqua si mescola con i riflessi delle fronde e delle nuvole. Nel tentativo di corrispondere completamente la realtà visibile, in un realismo a suo modo estremo, Monet si distacca dalla convenzione impressionista e supera l’idea stessa di paesaggio.
Gli oggetti si dissolvono nella superficie, il colore è un mosaico vibrante, scomposto in migliaia di punti e trattini, in sfumature elementari, in particelle di luce. Monet accosta toni cromatici e sovrappone strati sempre nuovi, e le pennellate diventano movimenti di danza.
Dove si trovano le Grandi Decorazioni?
La quarta serie delle ninfee è quella delle Grandi Decorazioni: oltre venti pannelli che vanno dai tre ai sei metri, oggi sparsi per i musei del mondo. Sono la fase preparatoria della quinta e ultima serie, il grande complesso decorativo conservato nelle due sale ovali del Musée de l’Orangerie des Tuileries a Parigi e considerato da molti il culmine del rapporto tra pittura e natura nella storia dell’arte.
Perché Monet ripete lo stesso soggetto?
Sembra quasi che alla fine del suo percorso artistico Monet rinunci al tentativo di fermare il tempo sulla tela per concentrarsi sulla rappresentazione di uno scorrere interiore ed è solo con la ripetizione, la reiterazione che si può annullare la dimensione effimera di tutte le cose.
In queste ultime tele paysage d’eau si trasforma in paysage d’esprit. La radice naturalistica dell’opera rimane, ma è pervasa da un senso di premeditazione e di artificialità. Tutti i criteri prospettici tradizionali sono scardinati, l’alto e il basso, il cielo e l’acqua, risultano indistinti. L’effetto avvolge chi guarda: lo spettatore entra nella visione dell’artista ed è invitato a condividerne la dimensione intima e interiore, un personale scorrere del tempo. Si tratta di uno studio che, secondo Argan, separa l’immagine come fatto interiore dall’esteriorità ed oggettività della cosa. E mentre la cosa è definita, la sua immagine tende invece a occupare tutto lo spazio della coscienza. Monet crea un nuovo spazio, quello dell’interiorità, che rende colui che guarda non più l’occhio fisico ma attore di uno sprofondamento. Si realizza così una sovrapposizione quasi totale tra pittore e osservatore.
Dove leggere di più su Monet e gli impressionisti?
- Falaises à Pourville (soleil levant) di Monet, l’opera in collezione
- Le Ninfee di Monet alla Villa dei Capolavori
- Vedute di Francia nella Villa dei Capolavori: Renoir, Monet, Cézanne, Matisse, de Staël
- Impressionisti in Italia
- Da Monet a Boltanski. Capolavori del Novecento dal Musée d’Art Moderne di Saint-Étienne
Fonti
- Musée de l’Orangerie, Les Nymphéas de Claude Monet
- Treccani, Monet, Claude-Oscar
- Fondazione Magnani-Rocca, Falaises à Pourville (soleil levant) di Monet
- Fondazione Magnani-Rocca, Le Ninfee di Monet alla Villa dei Capolavori



