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Paul Cézanne

Natura morta con ciliegie (1890).
Matita e acquerello su carta bianca , cm 38 x 49.

Paul Cezanne. Natura morta con ciliegie, (1890). Fondazione Magnani Rocca (Parma).

Paul Cezanne Natura morta con ciliegie, (1890)
Matita e acquerello su carta bianca , cm 38 x 49.

Le opere raffiguranti nature morte dipinte da Paul Cézanne lungo l’intero arco della attività sono state oggetto di importanti analisi da parte di Meyer Shapiro, interprete sensibilissimo dell’arte del maestro di Aix-en-Provence, teso a individuarne idealità e ragioni intime trasfuse nell’evidenza di uno stile assolutamente personale e straordinariamente innovativo. “Che Cézanne abbia potuto rappresentare sia la natura morta che il paesaggio indica quanto profondamente egli sia stato posseduto dal bisogno di dipingere quello che è esterno all’uomo. Ma nella natura morta come nel paesaggio importano la scelta degli oggetti e il rapporto del pittore con essi. Anche qui scopriamo un atteggiamento singolare, significativo per la sua arte nel suo complesso. Nella pittura più antica la natura morta consiste soprattutto in oggetti isolati su un tavolo, concepiti come cibo o decorazione o simboli di quello che è domestico e conviviale, o come gli strumenti di una professione o di un mestiere… la natura morta è un’estensione del nostro essere in quanto padroni della natura, artigiani e maneggiatori di strumenti. Il suo sviluppo coincide con quello del paesaggio; entrambi rientrano nel comune processo di umanizzazione della cultura mediante la scoperta dell’infinita varietà della natura e della capacità dell’uomo di trasformare il proprio ambiente. La natura morta di Cézanne è singolare per il suo distacco da ogni desiderio che non sia estetico contemplativo. La frutta sul tavolo, i piatti e le bottiglie non sono scelti o disposti per un pasto, non hanno nulla della formalità dell’intenzione umana…Il mondo delle cose prossime, come quello dei paesaggi lontani, esiste per Cézanne come qualche cosa che debba essere contemplato più che usato; ed esiste in una specie di disordine naturale, pre-umano, che deve venire prima dominato dal metodo di costruzione dell’artista”. Dalle lettere alle dichiarazioni dei contemporanei, amici e colleghi, si apprende della continuità della ricerca condotta dall’artista, testimoniata altresì da un nutrito corpus di disegni, fosse impegnato in una complessa composizione con figure, nel cogliere l’essenza del luogo e dell’ora davanti a un paesaggio o nella definizione dei rapporti reciproci e con lo spazio circostante degli elementi selezionati per una natura morta. Obiettivi fondamentali dei suoi studi erano la forma immutabile degli oggetti, ricondotti alla loro identità essenziale, e l’esatta ricostruzione del colore locale, la delicata risultante dalla combinazione della luce e dell’aria sulle tonalità dell’oggetto osservato. E’ il sottile equilibrio tra i toni freddi e caldi, i rossi delle ciliegie, l’ocra del tavolo e il bianco e blu del piatto, della tazzina a conferire a quest’opera, databile intorno al 1890, un fascino particolare. Rafforzato ulteriormente dal senso di ariosità che la pervade, derivato non solo dalla trasparenza dell’acquerello, ma dall’alternarsi delle aree dipinte con quelle lasciate libere, solo circoscritte dalla traccia del pennello. Se nei dipinti la luce e l’aria costituiscono per l’artista la condizione imprescindibile per conferire alle cose evidenza e solidità, negli acquerelli emerge come per Cézanne dipingere significa registrare le proprie sensazioni colorate.

© 2014 Fondazione Magnani Rocca, Mamiano di Traversetolo - Parma
© 2014 Fondazione Magnani Rocca

La Fondazione Magnani Rocca è chiusa al pubblico dal 9 dicembre 2014
Riaprirà il 21 marzo 2015 con la mostra "Novecento romano"
Per contattare l'ufficio: info@magnanirocca.it