La Villa dei Capolavori custodisce la più importante collezione di Giorgio Morandi (1890–1964). Sono cinquanta opere: diciassette dipinti a olio, cinque acquerelli, otto disegni e venti incisioni. È la più importante per due ragioni: è completa, perché copre tutti i soggetti, le tecniche e i periodi del pittore, dalla Natura morta metafisica del 1918 agli acquerelli del 1963; ed è stata costruita insieme a lui, da Luigi Magnani, in più di vent’anni di amicizia. La si vede al primo piano della Villa, a Mamiano di Traversetolo, vicino a Parma, con il normale biglietto d’ingresso.
Un’amicizia in cinquanta opere
Morandi vendeva poco e sceglieva a chi. Magnani fu uno dei pochissimi collezionisti che compravano direttamente da lui. Si conobbero il 10 ottobre 1940: Cesare Brandi chiese a Magnani di accompagnare Morandi, in cura alle terme di Salsomaggiore, a Parma per vedere la Camera di San Paolo del Correggio, e poi a Colorno, dove Glauco Lombardi conservava i suoi Corot e i suoi Daubigny. Magnani aveva trentaquattro anni, Morandi cinquanta.
Vent’anni dopo, il 5 giugno 1960, una cinepresa amatoriale li riprese insieme a Francesco Arcangeli, lo storico dell’arte bolognese che a Morandi dedicò una monografia. Il filmato, conservato dalla Fondazione, è senza sonoro e dura meno di un minuto: è uno dei rarissimi documenti in cui si vedono Morandi e Magnani insieme.

Dopo quel primo incontro Morandi gli regalò tre acqueforti. Due erano fiori: Fiori in un vasetto bianco del 1928 e Zinnie in un vaso del 1932. Agli amici Morandi offriva fiori come un ospite porta un mazzo; Brandi scrisse che per lui cedere un quadro era come spezzare il pane, perché sentiva di staccare una parte di sé.



Poi vennero le visite. A Natale o a Pasqua Morandi saliva a Mamiano con una tela nuova e ripartiva con i prodotti delle fattorie Magnani e qualche antica pagina miniata. Consigliava l’amico su dove appendere i quadri nella villa. Il 10 aprile 1954 gli scrisse, mentre Magnani era convalescente, di essere contento che gli fosse piaciuto il quadro con le tre bottiglie bianche: non gli doveva nulla, voleva regalarglielo.

Magnani completò il nucleo con acquisti in asta e presso altri collezionisti, anche dopo la morte del pittore, cercando opere che mancavano alla raccolta per farne un insieme compiuto. Raccontò tutto nel 1982 in Il mio Morandi, che pubblica anche le lettere del pittore dal 1942 al 1964.

Il quadro su commissione
Poche settimane dopo l’incontro, Magnani chiese a Morandi un quadro con strumenti musicali. Non sapeva che Morandi non lavorava su commissione. Il pittore obiettò soltanto di non avere i modelli, e Magnani gli portò a Bologna un liuto veneziano antico, due flauti indiani e altri strumenti preziosi prestati da un amico. Morandi li osservò a lungo, in silenzio, poi li rifiutò:
“Ma sa… sono cose preziose… potrebbero cadere, potrebbero rompersi… capirà…, la prego, se li riporti ben via.”
Nel 1941 dipinse una trombetta giocattolo, una chitarra da mercatino e un vecchio mandolino. Natura morta (Strumenti musicali) è l’unica volta in cui Morandi mette in scena oggetti estranei al suo mondo, e con ogni probabilità l’unico quadro che abbia mai accettato di dipingere su richiesta. Solo più tardi Magnani capì il disagio che gli aveva chiesto: uscire dalla propria idea di pittura e dialogare con cose che non appartenevano alla sua storia.

Le opere, dal 1912 al 1963
La raccolta si legge come una biografia. Ecco le opere da cercare, nell’ordine in cui Morandi le fece.
Gli esordi e la Metafisica
Il ponte sul Savena a Bologna, del 1912, è una delle prime acqueforti note di Morandi, un omaggio a Cézanne, a Giotto e a Vitale da Bologna. Sulla lastra si vedono macchie che non vengono dall’ago: Morandi vi lasciò agire della polvere di zolfo, che morde il metallo e dà un tono simile all’acquerello. Fu l’unica volta che usò questo procedimento.
La Natura morta metafisica del 1918 appartiene alla breve stagione in cui Morandi scriveva su Valori Plastici accanto a Carrà e de Chirico. È più vicina ai silenzi di Piero della Francesca che ai sogni di de Chirico. Tre anni dopo, la Natura morta con il cestino del pane, una lastra rimasta nell’archivio dell’artista, mostra già il congedo dalla Metafisica: volumi pieni, luce costruita con il segno.



Il volto e la frutta
Morandi si ritrasse sette volte in tutta la vita. L’Autoritratto del 1925, costruito per volumi come un Cézanne, Magnani lo comprò dal collezionista milanese Gianni Mattioli dopo la morte del pittore. Scrisse che davanti allo specchio Morandi si sentiva stretto dai dati del volto, che gli impedivano di trasformare la realtà.
La Natura morta con frutta del 1927 è un quadro insolito: la pittura è densissima, quasi in rilievo, e il cesto di frutta, dopo questa tela e poche incisioni dello stesso anno, sparisce per sempre dal repertorio di Morandi. È un altro omaggio a Cézanne, con la materia di Chardin.


Gli oggetti di sempre
La Natura morta del 1936 apre una lunga serie costruita con gli stessi pochi oggetti: due ciotole blu, due recipienti bianchi, un vaso bianco, una zuccheriera, una palla giocattolo. Morandi li spostava, li riordinava, li ridipingeva per studiarne la forma e l’ombra. I gialli e gli azzurri vengono da Chardin e da Vermeer, i suoi idoli di quegli anni. Nel 2013 il BOZAR di Bruxelles scelse proprio questo quadro come immagine della sua grande mostra su Morandi.

Gli anni della guerra
Le due nature morte del 1942 hanno una tavolozza più scura e contrastata di quelle dipinte prima e dopo la guerra. Gli oggetti sono spinti verso il bordo del quadro, in equilibrio instabile, come il tempo in cui furono dipinti. Nel 1943 Morandi è sfollato a Grizzana: il Paesaggio di quell’anno racconta l’Appennino che per lui fu ciò che la Sainte-Victoire era stata per Cézanne.



Il dopoguerra e le serie
Dal 1948 alla morte Morandi dipinse più della metà di tutti i suoi quadri, lavorando quasi solo per serie. Nelle nature morte del 1948 e del 1953 gli oggetti si stringono al centro della tela, in gruppi compatti e simmetrici, e sono definiti sempre meno dal disegno e sempre più dal colore.


Cortile di via Fondazza, del 1954, è la vista dalla finestra dello studio di Bologna. Un muro chiaro occupa quasi tutta la metà sinistra del quadro; serve ad accendere l’altra metà, dove il paesaggio si fa ricco di colore. Morandi tornava al paesaggio dopo quasi dieci anni, e lo costruiva come una natura morta.

Gli ultimi anni
Le due nature morte del 1963, una a olio e una ad acquerello, sono tra le ultime opere di Morandi. I contorni si sciolgono, il punto di vista cambia, compaiono azzurri, viola e rosa salmone. Qualcuno le credette incompiute: sono invece quadri finiti, che inseguono una percezione fuggevole e fanno pensare ai campi di colore di Mark Rothko.


Le opere citate
| Anno | Opera | Tecnica | Misure (cm) |
|---|---|---|---|
| 1912 | Il ponte sul Savena a Bologna | acquaforte su zinco | 16,6 x 22,2 |
| 1918 | Natura morta metafisica | olio su tela | 54 x 38 |
| 1921 | Natura morta con il cestino del pane (Lastra grande) | acquaforte su zinco | — |
| 1925 | Autoritratto | olio su tela | 61 x 47,5 |
| 1927 | Natura morta con frutta | olio su tela | 27 x 38,5 |
| 1928 | Fiori in un vasetto bianco | acquaforte | 16,3 x 24,6 |
| 1932 | Zinnie in un vaso | acquaforte su zinco | 19,4 x 20,3 |
| 1936 | Natura morta | olio su tela | 32 x 37 |
| 1941 | Natura morta (Strumenti musicali) | olio su tela | 27 x 52,5 |
| 1942 | Natura morta | olio su tela | 36 x 42 |
| 1942 | Natura morta | olio su tela | 37 x 46 |
| 1943 | Paesaggio | olio su tela | 40 x 51 |
| 1948 | Natura morta | olio su tela | 44 x 48 |
| 1953 | Natura morta | olio su tela | 35,5 x 45,5 |
| 1954 | Cortile di via Fondazza | olio su tela | 48 x 53 |
| 1963 | Natura morta | olio su tela | 20,5 x 25,8 |
| 1963 | Natura morta | acquerello su carta | 20,5 x 16 |
Morandi e Cézanne
Magnani dichiarò più volte che fra tutti gli artisti della sua raccolta ne preferiva due: Morandi e Cézanne. Più di Tiziano, più di Monet. In entrambi vedeva un artigiano della propria arte, che lavora con la cura e la lentezza degli antichi, con un occhio ai maestri e l’altro alla natura. Nella Villa ci sono anche alcuni acquerelli di Cézanne e la sua Natura morta con ciliegie, e il confronto si vede sala dopo sala. Nel 2017 la Fondazione dedicò al dialogo fra i due tre sale del primo piano.
Dove vedere Morandi
A Bologna c’è il Museo Morandi, con la raccolta pubblica più ampia, e Casa Morandi in via Fondazza, dove il pittore visse e lavorò. A Grizzana Morandi, sull’Appennino, si visita la casa delle estati. La Villa dei Capolavori conserva la collezione più importante: cinquanta opere scelte insieme al pittore, appese nelle stanze dove il collezionista abitava, accanto a Tiziano, Goya e Cézanne.

Il nucleo della Villa viaggia spesso. È stato esposto al Musée de Grenoble nel 2021, alla Estorick Collection di Londra nel 2023 e da David Zwirner a New York nel 2025, in Giorgio Morandi: Masterpieces from the Magnani-Rocca Foundation, curata da Alice Ensabella: una delle più grandi mostre su Morandi a New York dopo la retrospettiva del Metropolitan Museum del 2008.
Informazioni per la visita
- Dove: primo piano della Villa dei Capolavori, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma). Come arrivare
- Biglietto: le opere di Morandi fanno parte della collezione permanente, compresa nel biglietto d’ingresso insieme alla mostra in corso e al Parco Romantico. Intero 15 €, senza prenotazione. Orari e biglietti
- Quando: la Villa è aperta da marzo a metà dicembre; nel 2026 fino al 13 dicembre. Lunedì chiuso.
- Con i bambini: il laboratorio su Morandi per le scuole e le famiglie.
di Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione Magnani-Rocca



